di Giuseppe Longo

Habemus Papam! Anzi, no. È appena un premier e per giunta soltanto candidato a entrare a Palazzo Chigi.
Tutto da vedere, insomma: è certo che abbiamo due Pontefici per la prima volta nella storia bimillenaria di Madre Chiesa, ma che Giuseppe Conte, giurista di fama internazionale pur con un curriculum monstre e che parla fluentemente inglese e francese (e in Italia non è poco!), possa essere davvero il nuovo presidente del Consiglio ce ne passa.
In altre parole, non è detto che a un conte di fatto (Paolo Gentiloni) possa succederne uno che ha solo il cognome che richiama alla nobiltà.
Luigi Di Maio e Matteo Salvini, chiuso non senza fatica l’ormai famoso contratto, sono saliti ieri pomeriggio in separata sede al Quirinale per presentare a Sergio Mattarella il programma e finalmente, dopo quasi ottanta giorni dalle elezioni del 4 marzo, l’unico nome che il bipartito ha ritenuto di indicare come candidato premier: appunto il professor Giuseppe Conte.
Un personaggio di grosso calibro, terzo rispetto ai due aspiranti a quella poltrona, cioè gli stessi Di Maio e Salvini, ma che non è stato eletto, pur essendo molto in sintonia con i Cinque stelle.
Molti l’hanno già etichettato come tecnico, il nuovo Mario Monti, ma Luigi Di Maio, che è il suo principale sponsor, si è affrettato a precisare che si tratta invece di una candidatura politica. Sarà…
Fatto sta che l’uomo del Colle vuole vederci più chiaro e ha preso tempo prima di affidare l’incarico per la formazione del governo, tanto che ha deciso di sentire al riguardo anche i presidenti di Senato e Camera, seconda e terza carica dello Stato.
Quindi, nuove consultazioni con Maria Elisabetta Alberti Casellati e Roberto Fico.
Di ministri ovviamente ancora non si parla ufficialmente, anche se circolano nomi e ipotesi, come quella dell’economista Paolo Savona, che piace alla Lega ma non a Bruxelles per le sue posizioni molto critiche sull’euro. Come dire, che c’è ancora un po’ di strada da fare prima di arrivare al varo del governo giallo-verde.
Una cosa però mi pare di poter sottolineare: la rosa dei ministri che il candidato premier sottoporrà al capo dello Stato dovrà essere di alto profilo per competenza e statura politica.
Una squadra che possa essere attaccata meno possibile considerato che avrà contro un fuoco di sbarramento enorme, fatto non solo dal Partito democratico che ancora si rode per la bruciante sconfitta, ma anche da Forza Italia – Berlusconi è arroccato su un no senza sconti – e dai Fratelli di Giorgia Meloni, poco propensi a credere in questo progetto.
E poi c’è l’Europa.
Il nascente governo pare abbia un appoggio incondizionato solo da parte di Marine Le Pen. Per il resto le cancellerie del Vecchio continente sono per lo meno perplesse.
Vedremo, anche se è appena il caso di aggiungere che le due forze più premiate dagli elettori hanno tutto il diritto di essere finalmente messe alla prova.

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